Il GPL è un combustibile universale, in grado di sostituire ogni altro combustibile liquido
o gassoso in qualunque tipo d’applicazione. Si caratterizza per la sua purezza,
assenza di tossicità, bassissimi depositi e impurità, basse emissioni inquinanti in
atmosfera. La sigla GPL identifica miscele di frazioni leggere di petrolio, che sono gassose
alla normale pressione atmosferica e liquide a pressioni non molto elevate e temperatura
ambiente.
Ha una bassa incidenza sulle spese di manutenzione degli impianti utilizzatori, un
elevato potere calorifico e un costo per kilocaloria minore rispetto ad altre fonti energetiche.

Il Gpl viene commercializzato mediante tre tipologie di contenitori: BOMBOLE, SERBATOI e LINEE CANALIZZATE.

IL GPL IN BOMBOLE

È di recentissima pubblicazione una nuova norma tecnica promulgata dall’UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, in materia di impianti a gas GPL per uso domestico. È la norma UNI 7131 edizione gennaio 1999, un documento molto importante che regolamenta la installazione e la manutenzione degli impianti di tipo domestico alimentati da bombole di GPL, spesso triste causa di gravi incidenti.

Tale norma costituisce la revisione della precedente norma UNI 7131 del 1972 e sostituisce la norma UNI 7130 che era relativa alla terminologia tecnica di riferimento.

La norma si applica:

  • all’installazione o al rifacimento di impianti interni o di parte di essi;
  • all’installazione di apparecchi utilizzatori di portata termica nominale minore di 35 kW;
  • alla ventilazione dei locali in cui gli apparecchi utilizzatori sono installati;
  • allo scarico dei prodotti della combustione provenienti dagli apparecchi utilizzatori;
  • alla prima installazione e alla sostituzione di bidoni di GPL singoli;
  • alla prima installazione e alla sostituzione di bidoni di GPL fra loro collegati aventi capacità complessiva non maggiore di 70 kg;
  • ai gruppi di regolazione per bidoni fra loro collegati.

 

In particolare viene normata la installazione di una singola bombola di GPL a servizio di un utilizzatore o di un gruppo di bombole. Quando vi sono più bombole collegate fra loro queste devono però essere installate all’esterno.

I locali destinati alla installazione degli impianti alimentati dalle bombole devono ovviamente essere provvisti di una sufficiente aereazione.

La norma definisce quale “deposito di GPL per uso domestico” un: “insieme costituito da serbatoio di GPL, gruppo di regolazione della pressione ed altri gruppi, avente la funzione di immagazzinare GPL liquido ed immettere GPL gassoso, a pressione determinata, in uno o più impianti a GPL per uso domestico, senza rete di distribuzione intermedia”.

Definisce inoltre come impianto a GPL per uso domestico un: “insieme costituito da un impianto interno, dall’installazione degli apparecchi utilizzatori, da sistemi per la ventilazione dei locali e da sistemi per lo scarico dei prodotti della combustione”.

Viene anche definito quale “bidone” di GPL (la bombola) un “recipiente mobile di capacità geometrica non maggiore di 150 l.”.

INSTALLAZIONE DI BOMBOLA SINGOLA DI GPL

Una singola bombola di GPL a servizio di un utilizzatore può essere installata

  1. all’aperto;
  2. in apposito alloggiamento aereato dall’esterno;
  3. all’interno di un locale;

 

La bombola di gas, il regolatore di pressione ed il tubo flessibile di alimentazione devono essere installati in modo che la loro temperatura non possa mai superare i 40 gradi centigradi per effetto di irraggiamento solare o per l’esistenza di vicine sorgenti di calore.

Le bombole di GPL vanno sempre tenute in verticale, ovviamente con la valvola in alto, lontane da materiali combustibili, impianti elettrici, prese d’aria, condotti e aperture comunicanti con locali o vani posti a livello inferiore.

È vietato espressamente dalla norma tenere in deposito bombole non utilizzate o comunque non collegate ad un impianto, anche se vuote.

È vietato ed estremamente pericoloso tenere le bombole nelle cantine, ai piani interrati, nelle autorimesse e comunque a livello inferiore a quello del suolo, perché il GPL è più pesante dell’aria.

INSTALLAZIONE DELLA BOMBOLA DI GPL ALL’APERTO

Le bombole di GPL devono essere preferibilmente installate all’aperto. Devono essere protette dalle intemperie, dall’azione diretta dei raggi solari e di sorgenti di calore, da possibili urti accidentali e da manomissioni. Devono inoltre necessariamente essere installate lontano da cunicoli, fosse, cavedi e cantine.

Il piano di appoggio delle bombole deve essere sempre di materiale compatto e incombustibile.

INSTALLAZIONE DI BOMBOLA DI GPL IN ALLOGGIAMENTO PER BIDONE SINGOLO

La bombola di GPL può essere installata anche in un apposito alloggiamento. Questo può essere costituito da un armadio fissato in adiacenza a parete esterna, oppure da una nicchia accessibile dall’esterno o anche da una nicchia aerata accessibile dall’interno di un locale, purché avente pareti verso l’interno del locale a tenuta ed incombustibili.

L’alloggiamento dovrà avere le seguenti caratteristiche:

  • consentire l’agevole installazione e sostituzione della bombola, del regolatore di pressione e del tubo flessibile, nonché la facile manovra di apertura e chiusura della valvola della bombola;
  • avere dimensioni contenute entro le dimensioni di ingombro della bombola maggiorate del 50% e non essere adibito al ricovero di apparati o materiali estranei o altri impianti;
  • essere dotato di aperture di aerazione permanenti di superficie complessiva libera non minore del 20% della superficie in pianta dell’alloggiamento stesso, direttamente comunicanti con l’esterno, distribuite in alto e in basso. Queste ultime devono essere a quota prossima a quella del pavimento per evitare formazioni di sacche di gas; è importante a tal fine che le grigliature di protezione non riducano la sezione utile delle aperture stesse;
  • essere in materiale incombustibile e avere portella di accesso in materiale incombustibile; la portella deve essere chiudibile con chiave.

INSTALLAZIONE DI BOMBOLA SINGOLA ALL’INTERNO DI UN LOCALE

Le bombole di GPL possono essere installate all’interno di un locale, ma solo se non è possibile in alcun modo installarle all’esterno.

Si consiglia di ricorrere a tale tipo di installazione solo quando risulta tecnicamente improponibile una sistemazione della bombola di gas all’esterno degli ambienti serviti.

I locali in cui sono installate bombole di GPL devono essere aereati naturalmente ed avere preferibilmente accesso diretto dall’esterno.

I locali stessi devono essere dotati di una o più aperture fisse di ventilazione situate a quota prossima a quella del pavimento, aventi superficie libera complessiva non inferiore a 100 centimetri quadrati per ogni bombola installata.

Non si possono inoltre installare all’interno di una abitazione bombole di GPL per una capacità complessiva superiore a 40 kg.

È inoltre sempre vietato installare anche una sola bombola all’interno di un qualsiasi locale avente cubatura inferiore a 10 metri cubi, nelle camere da letto, in locali per uso bagno, doccia e nei servizi igienici, nonché in locali classificati con pericolo di incendio come autorimesse, garage, box, ecc.

Diversamente si possono installare:

  • in locali di cubatura compresa tra 10 e 20 metri cubi una sola bombola di capacità non maggiore di 15 kg;
  • in locali di cubatura compresa tra 20 e 50 metri cubi fino a due bombole, per una capacità complessiva non maggiore di 20 kg;
  • in locali di cubatura oltre 50 metri cubi al massimo due bombole, per una capacità complessiva non maggiore di 30 kg;

COLLEGAMENTO DI BOMBOLA  SINGOLA AD UN APPARECCHIO UTILIZZATORE

Una bombola può essere collegato ad un apparecchio utilizzatore o direttamente o mediante un sistema di tubazioni fisse.

Nel primo caso il regolatore di pressione è installato sul rubinetto della bombola ed il tubo flessibile collega il regolatore stesso all’attacco portagomma dell’apparecchio utilizzatore

Nel secondo caso il regolatore di pressione è installato sul rubinetto del bidone e tramite il tubo flessibile si collega il regolatore stesso al raccordo portagomma posto all’inizio dell’impianto fisso, che porta il gas alle utenze (figura 2).

Particolare importanza riveste il sistema di collegamento della bombola all’utilizzatore mediante il tubo flessibile.Quest’ultimo deve essere installato in maniera da non essere sottoposto a torsioni che potrebbero danneggiarlo nonché in maniera tale da non essere sottoposto ad urti, strappi, tensioni, torsioni, piegature o schiacciamenti. Deve essere eliminato il pericolo di contatto con corpi taglienti, spigoli vivi e simili.Il tubo flessibile non deve mai essere sottoposto a riscaldamenti eccessivi (oltre 50 gradi centigradi).Il tubo flessibile deve inoltre essere provvisto di fascette e portagomma anch’essi a norma UNI, deve avere una lunghezza non maggiore ad 1,5 metri e non avere alcun collegamento intermedio. Deve inoltre essere conforme alla norma UNI 7140.

Il tubo flessibile deve essere sempre controllato periodicamente, e sostituito entro la data indicata stampigliata sul tubo stesso, cioè entro cinque anni dalla data di fabbricazione.

PRECAUZIONI GENERALI RELATIVE ALLA PRIMA INSTALLAZIONE E SOSTITUZIONE DI BOMBOLA SINGOLA

Per procedere alla prima installazione od alla sostituzione di una bombola di GPL occorre preventivamente ventilare abbondantemente l’ambiente.

Diversamente se la bombola è installata all’esterno od in apposito alloggiamento accessibile dall’esterno, prima di ogni operazione devono essere chiuse eventuali porte o finestre che potrebbero se aperte consentire l’ingresso del gas all’interno dell’ambiente.

Le eventuali operazioni di manutenzione o di sostituzione devono avvenire in totale assenza di possibili fonti di innesco, quali apparecchi elettrici funzionanti, relais elettrici funzionanti, frigoriferi, motori in funzione, macchine in movimento, fuochi, ecc.

Occorre porre particolare attenzione quando bisogna sostituire la bombola di gas; sarà necessario infatti:

  • verificare se la valvola della bombola è chiusa;
  • verificare se il tubo flessibile è da sostituire perché scaduto;
  • verificare che la bombola nuova sia in condizioni ottimali;
  • verificare le guarnizioni di tenuta tra valvola del nuovo bidone e regolatore;
  • controllare la tenuta del collegamento effettuato, ma mai con fiammiferi accesi o fiamma libera.

 

INSTALLAZIONE ALL’ESTERNO DEI LOCALI DI BIDONI FRA LORO COLLEGATI E DEL RELATIVO GRUPPO DI REGOLAZIONE

Le bombole di GPL possono essere collegate fra loro ad alimentare gli utilizzatori, in numero massimo di 4 bombole e per una capacità complessiva non maggiore di 70 kg, ivi comprese le eventuali bombole installate in altra posizione presso l’utenza. Quando le bombole sono fra loro collegate per alimentare un impianto non possono mai essere installate all’interno dei locali, ma solo all’esterno, sempre in posizione protetta o in apposito alloggiamento.

In particolare i gruppi di bombole dovranno essere installati:

  • a distanza maggiore di un metro da materiali combustibili, impianti elettrici, prese d’aria, aperture comunicanti con locali o vani posti a livello inferiore, porte e porte finestre a livello del piano di appoggio dei bidoni;
  • a distanza maggiore di due metri da caditoie non sifonate.

Le bombole di GPL, le manichette e il gruppo di regolazione devono essere installati in luogo protetto dalle intemperie, dall’azione diretta dei raggi solari, da possibili urti accidentali e da manomissioni.

Le bombole di GPL possono essere installate a ridosso dei locali serviti su balconi, terrazzi aperti od altra parete esterna; in adiacenza a parete esterna delimitante i locali serviti; su balconi o terrazzi prospicienti, sovrastanti o sottostanti i locali serviti; in altra posizione esterna.

Se le bombole di GPL collegate fra loro ad alimentare un utilizzatore sono ubicate in apposito alloggiamento questo deve essere tale da consentire l’agevole installazione e sostituzione di ogni bombola, delle manichette e del gruppo di regolazione, nonché la facile manovra di apertura e chiusura delle valvole e del gruppo di regolazione.L’alloggiamento destinato ad ospitare più bombole deve avere le stesse caratteristiche previste per quello destinato ad ospitare una singola bombola:

  • non deve avere dimensioni più ampie del necessario, né essere adibito al ricovero di altri impianti o materiali estranei;
  • deve essere dotato di aperture di aerazione permanenti di superficie complessiva libera non minore del 20% della superficie in pianta dell’alloggiamento stesso, direttamente comunicanti con l’esterno, distribuite in alto e in basso, queste ultime a quota prossima a quella del pavimento;
  • deve essere realizzato con materiale incombustibile e avere portelli di accesso di materiale incombustibile, chiedibile/i con chiave.

 

L’alloggiamento può essere costituito da: un armadio, fissato in adiacenza a parete esterna, o da una nicchia accessibile dall’esterno.

L’attraversamento della muratura dall’alloggiamento al locale adiacente dovrà essere realizzato inserendo la tubazione gas entro tubo guaina passante con intercapedine sigillata in corrispondenza del lato verso il locale.

Il gruppo di regolazione deve sempre essere fissato saldamente a parete in muratura, oppure essere montato su supporto metallico fissato stabilmente al suolo. Il gruppo di regolazione e i vari componenti che lo costituiscono devono essere periodicamente controllati e sottoposti a manutenzione secondo le indicazioni fornite dai costruttori.

La lunghezza delle manichette, cioè delle tubazioni flessibili che portano il gas dalla bombola al gruppo di regolazione, deve essere tale da consentire la loro agevole connessione ai bidoni. Tale lunghezza non deve essere maggiore di un metro.Anche le manichette devono essere controllate periodicamente secondo le indicazioni fornite dai costruttori, verificando comunque che:

  • non appaiano screpolature, tagli od altri segni di deterioramento lungo la manichetta, né danni ai raccordi di estremità;
  • la manichetta abbia mantenuto la originale flessibilità e il materiale non risulti né indurito né plastico;
  • non sia stato superato il termine di scadenza per la sostituzione della manichetta.

 

Le manichette devono in ogni caso essere sostituite con altre nuove ad intervalli di non oltre 5 anni.

Fin qui il disposto della norma UNI 7131 del gennaio 1999. Occorre peraltro ricordare che in merito ai depositi di GPL a servizio di utenze domestiche è tuttora vigente la Circolare del Ministero dell’Interno n. 74 del 20.09.56.
Tale circolare come noto è stata parzialmente abrogata dal successivo Decreto ministeriale 13.10.94 per la parte concernente i serbatoi fissi, ma è tuttora in vigore per quanto riguarda i depositi con recipienti portatili, quali appunto le bombole di GPL.

In tal senso la circolare 74 prescrive all’art. 54 che:
“I depositi con recipienti portatili (bottiglie) dovranno essere posti all’esterno degli edifici in cortili o terrazze sul cui piano di calpestio non vi siano locali adibiti ad abitazione e dovranno essere racchiusi in apposita cabina.

La cabina destinata all’immagazzinamento delle bottiglie, se è ubicata in cortili, dovrà essere isolata e distare dai muri perimetrali dei fabbricati:

  • m. 3,00 per potenzialità fino a 500 kg di G.P.L.;
  • m. 5,00 per potenzialità fino a 1.000 kg di G.P.L.;
  • m. 10,00 per potenzialità fino a 2.000 kg di G.P.L.

La cabina di cui innanzi potrà essere suddivisa in due o più box isolati reciprocamente a tagliafuoco aventi capacità singola di 500 kg. In tal caso le distanze di sicurezza riferite alla potenzialità totale della cabina potranno essere ridotte del 25%.
Quando la cabina è sistemata nelle terrazze dei fabbricati dovrà essere isolata e sempre suddivisa in box della capacità singola di 500 kg. In tal caso la distanza tra la cabina e i muri esterni dell’edificio non dovrà essere inferiore a m. 3,00. Inoltre la cabina non dovrà avere la porta d’ingresso prospettante le aperture di accesso ai locali, vani di scale, ecc. dell’edificio.
Quando la cabina è situata nei cortili dei fabbricati dovrà essere ubicata in modo tale da essere il più possibile lontana da accessi a vani di scala, da griglie di accesso o di aerazione di locali scantinati e da locali con caldaie di riscaldamento o contenenti impianti di aria condizionata.”

Le succitate disposizioni non interferiscono sostanzialmente con quanto prescritto dalle norme UNI 7131, se non per la prescritta distanza di tre metri del gruppo bombole dai “muri perimetrali” dell’edificio.

La norma UNI infatti consente che tali bombole, assemblate in numero massimo di quattro e per una capacità massima di 70 chilogrammi, siano a ridosso dei muri perimetrali.

All’art. 55 la circolare 74 detta le norme costruttive delle cabine contenenti le bombole di GPL: “La cabina per l’immagazzinamento dei recipienti portatili dovrà essere costruita con materiale incombustibile e resistente al fuoco, dovrà avere aperture di aerazione disposte in alto e in basso nella misura pari a 1/5 della superficie di pavimento, prive di serramento e protette da rete tagliafiamma. La porta di accesso alla cabina dovrà essere in lamiera di ferro, preferibilmente con i pannelli inferiori e superiori in robusta rete metallica. Il pavimento, quando la cabina è installata nei cortili dei fabbricati, non dovrà essere a quota inferiore al livello del cortile. La copertura dovrà essere in materiale leggero poggiata su ossatura resistente ed incombustibile. Intorno alla cabina, alla distanza di m. 1,50 da questa, dovrà essere realizzata una recinzione di rete metallica avente altezza non inferiore a m. 1,80.”

La circolare 74 prescrive inoltre genericamente che l’impianto centralizzato deve essere collocato in luogo facilmente accessibile e disposto in modo che i recipienti e le apparecchiature di regolazione e di sicurezza siano protette dalle intemperie, dai raggi del sole e da manomissioni.

Viene richiesto che le condotte principali di distribuzione siano dotate di saracinesche di intercettazione disposte nelle diramazioni e nei punti appropriati. Tali saracinesche dovranno essere facilmente raggiungibili e manovrabili dal personale addetto all’impianto o da quello delle squadre di soccorso.

Per l’interruzione del flusso di gas vengono ammessi, in punti facilmente raggiungibili, contrassegnati con apposita indicazione, tronchetti di tubo di piombo che si possono facilmente schiacciare. Tale ultimo disposto è da intendessi superato. Qualsiasi installazione di gas dovrà infatti essere provvista di un semplice dispositivo manuale di chiusura di emergenza (valvole), ubicato in posizione visibile e raggiungibile, perfettamente segnalato, riportante l’indicazione di aperto e chiuso.

Le prescrizioni in merito alla sostituzione delle bombole della Circolare 74 sono più generiche di quanto disposto dalla norma UNI 7131; la Circolare stabilisce infatti che il ricambio delle bombole deve essere effettuato “con tutte le cautele” per evitare incidenti.

La circolare 74 prescrive inoltre che l’impianto debba essere dotato di mezzi appropriati di estinzione incendi a giudizio del Commando del corpo dei vigili del fuoco. Il che va benissimo.

In definitiva non vi sono sostanziali difformità tra quanto disposto dalla recente norma UNI 7131 e la ormai datata circolare 74/56. Pur tuttavia esiste fra i due documenti un campo di sovrapposizione, costituito dagli impianti per usi civili con deposito fino a 70 kilogrammi. In tale caso una prescrizione non riportata dalla norma UNI è quella di ubicare le bombole in apposito alloggiamento a tre metri (minimo) dall’edificio servito. Tale alloggiamento dovrà essere realizzato con le caratteristiche previste dagli artt. 54 e 55 della Circolare.

La soluzione potrebbe ragionevolmente essere che per depositi fino a 70 kilogrammi di GPL si applicheranno le sole norme UNI, mentre per depositi ad uso civile caratterizzati da un quantitativo di gas superiore a kg 70 o comunque con più di quattro bombole, allora dovrà garantirsi anche il rispetto di quanto stabilito dalla circolare ministeriale suesposta e quindi la prescritta distanza di tre metri dai fabbricati.

Si specifica che le note sopra esposte sono a carattere illustrativo e non intendono sostituirsi alla norma UNI 7131 del gennaio 1999, alla quale è necessario riferirsi per un puntuale rispetto della stessa.

Dopo il disastro in cui morirono alcuni componenti dei Lynyrd Skynyrd, le cose non furono più le stesse. Ci fu naturalmente chi continuò a far urlare le chitarre con tremenda energia, ma nè Molly Hatchet, nè Outlaws nè Blackfoot riuscirono a far rivivere la gloria originale del southern rock. Non si notarono più segnali di creazione di un ritmo sudista e diversi gruppi si commercializzarono per non sparire nel nulla (Charlie Daniels e Marshall Tucker, 38 Special, Atlanta Rhythm Section).

Il rock sudista smise di essere quello che era stato all’inizio. Il decennio buio degli anni 80 venne squarciato da pochi gruppi che riuscirono a farsi notare quali trascinatori di un rock che aveva in quello sudista le proprie radici. Fu così che vennero alla ribalta i Georgia Satellites e i Black Crowes. Grazie a loro, negli anni 90 si assistette ad un rinato interesse per il southern rock, con l’esplosione di jam bands, il ritorno dei resti dei Lynyrd Skynyrd e degli ABB e con l’avvento di nuove band come i Gov’t Mule.

Oggi non esiste più uno scenario riconoscibile come quello degli anni ’70, anche se sporadicamente emergono band che si riaffacciano al vecchio suono e canto dei cow boys con l’ostentazione della bandiera confederata che sventola come attaccamento alle proprie radici.

Nei prossimi numeri inizieremo a parlare delle band che hanno fatto la gloria del southern rock degli anni ’70.

Il southern rock si sviluppò principalmente in Georgia, Alabama, North e South Carolina, Tennessee e Florida. Le nuove band si seppero caratterizzare con grande sfoggio di assoli di chitarra. La band che inizialmente caratterizzò questo tipo di musica fu la Allman Brothers Band, con un tipo di musica influenzata molto dal country; per contro i Lynyrd Skynyrd crearono un boogie rock aggressivo e spettacolare, mentre la Marshall Tucker Band rimase molto influenzata dallo swing western e Charlie Daniels Band introdusse uno strumento (violino) a dir poco quasi impossibile per tale genere musicale, ottenendo invece sonorità fantastiche.

Non tutte le band di questo particolare genere riuscirono comunque ad avere successo: ci furono band della prima generazione che esplosero ben presto, mentre altre si dovettero accontentare di suonare in locali poco conosciuti e frequentati.

Ma il southern rock non fu solo un genere musicale, ma anche uno stile di vita. I musicisti delle band vivevano spesso insieme in delle comuni, dividendo spazi, musica, averi e vizi. Di questo stile di vita se ne ebbero tracce a Macon in Georgia e a Jacksonville in Florida.

Purtroppo anche questo bel periodo musicale fu funestato da eventi luttuosi. Duane Allman, chitarrista della Allman Brothers Band, morì in un incidente stradale il 21 ottobre 1971 a bordo della sua Harley Davidson. Un anno dopo anche Berry Oakley, componente anche lui della ABB, morì in circostanze simili. Morirono prematuramente anche i fratelli Caldwell della Marshall Tucker Band, ma l’evento che gettò il southern rock nello sconforto fu la morte di 3 componenti dei Lynyrd Skynyrd in un incidente aereo il 20 ottobre 1977: morirono in quell’occasione il cantante Ronnie Van Zant, il chitarrista Stve Gaines e la corista Cassie Gaines.

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Come il nome lascia presupporre, il rock sudista è legato ai luoghi da cui ha tratto origine. Inizialmente si trattava di una forma aggressiva, forte; le band di questo movimento sembravano banali, ma bastava ascoltarle per sentire che il loro sound era particolarmente graffiante e sonoro. La nascita di questo sound risale agli anni tra i ’60 ed i ’70. L’annoiato rock di quegli anni subì l’influenza del dixie americano e le chitarre spadronegggiarono nelle nuove band: non a caso è facile imbattersi in band con tre chitarre oltre al basso, alle tastiere e alla batteria (a volte anche due!). Le fonti di ispirazione del southern rock erano le stesse del r’n’roll degli anni 50: country and western e rhythm and blues. Nello stesso tempo però i giovani del momento impararono a conoscere la british invasion: i Cream, i Rolling Stones, Led Zeppelin, Who, gruppi che modificarono sostanzialmente il modo classico di suonare il blues, quello per intenderci dei vari Elmore James, Muddy Waters, Jhon Lee Hooker ed altri padri di questo fantastico genere. La capacità delle band inglesi fu quella di riesumare brani blues e portarli all’attenzione di chi non aveva mai ascoltato questa musica. Alla fine degli anni ’60 ci fu uno spontaneo amalgama tra r’n’roll, blues, rhythm and blues e western swing, con l’attitudine delle nuove band di suonare in libertà, dilatando i tempi ed improvvisando in maniera iperbolica soprattutto con le chitarre. Questo atteggiamento di sperimentazione, derivante soprattutto dal jazz, in quel periodo era il fulcro della rivoluzione psichedelica dei vari Jimi Hendrix, Grateful Dead, Fleetwood Mac, Cream. La parola chiave del cambiamento epocale per quel periodo fu una sola: Jam! Grande sfoggio di assoli, destabilizzazione delle regole del blues e del country, con brani che duravano anche un’intera facciata di long playing, e revisione di brani classici con nuovi tempi e forme. E così, quando il rock britannico raggiunse il suo apice con gli assoli dei Cream, nel sud-est degli Stati Uniti un manipolo di band dalla solida e “tosta” tecnica musicale propose il proprio rock riconoscibilissimo. Gli Allman Brothers Band furono i primi a rivendicare l’attaccamento alle proprie radici ed ai valori della propria terra, dimostrando il gusto per le lunghe improvvisazioni. Dopo di loro un nutrito stuolo di southern rockers assaltò il rock americano, sventolando anche la bandiera degli stati confederati e conquistando l’attenzione degli Stati Uniti. (1-continua)

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